La pedagogia del sorriso

  1. Sorridere a chi arriva in aula

    Quando sono stato in Africa ho imparato a guardare negli occhi chi mi stava accanto. Ho partecipato ad una messa a Nairobi, nella più grande baraccopoli del Kenya. Prima di iniziare la gente si è guardate negli occhi, si è riconosciuta. Ogni bambino ha diritto ad essere accolto con un sorriso tutte le mattine. Ogni bambino ha diritto ad un saluto speciale, unico e singolare, tutto per lui. Ogni insegnante ha il dovere di chiudere il libro, i quaderni per ascoltare i bambini e accogliere ogni giorno le loro storie, prima d’iniziare a vivere la lezione.
  2. L’aula è una casa, un luogo che sorride

    Nessuno a casa propria metterebbe mai un quadro, un calendario, un crocefisso, un simbolo religioso brutto. Nessuno dipingerebbe la propria stanza con colori spenti. Spesso in aula i bambini trascorrono sei ore al giorno. E’ la loro seconda casa. L’aula non è degli insegnanti ma dei bambini. E’ loro diritto appendere ciò che li fa sentire a casa. E’ loro diritto portarsi un cuscino per stare comodi. E’ loro diritto sdraiarsi se sono stanchi, avere un angolo per stare da soli. Ogni insegnante ha il dovere di dare senso a ciò che è appeso ai muri e scendere dal predellino della cattedra. Anzi, eliminarla!
  3. La storia è presente non è passato

    Chi di voi si ricorda gli Ittiti? E i Sumeri? Ma se vi dicessi che la birra l’hanno inventata i Sumeri vi ricordereste di loro? La storia non sono date, civiltà da sfogliare da una pagina all’altra, nomi di re impronunciabili da memorizzare. Dietro una birra ci sono i Sumeri. Dietro il simbolo della farmacia c’è la Grecia. E’ diritto del bambino non “stufarsi”, non “annoiarsi” ma apprendere la storia in maniera divertente, andando a “caccia” delle tracce lasciate dalle civiltà. Ogni insegnante ha il dovere di andare sui luoghi della storia: il teatro greco lo puoi spiegare solo se ci hai messo piede e sei rimasto a bocca aperta per cinque minuti!
  4. Viaggiare con la geografia

    Cielo e terra. Ciò che è sopra di te e ciò che è sotto di te, caro bambino. Ecco cos’è la geografia: la curiosità di scoprire tutto ciò che ti circonda. Non si può insegnare geografia senza questo ingrediente. La geografia è da toccare, guardare, annusare, ascoltare, assaggiare. I bambini hanno diritto a vivere le mappe non solo a disegnarle. E’ loro diritto uscire dall’aula per vedere una spiaggia sabbiosa, una pianura, le  Prealpi, il settore primario, secondario, terziario. E’ dovere dell’insegnante viaggiare! Il miglior corso d’informazione per un maestro è il viaggio.
  5. Boicottare i lavoretti

    Il “diminutivo” sminuisce. Ogni volta che si parla con un bambino si riduce, si minimizza. Non abbiamo bisogno di “lavoretti” ma di lavori. Diamo valore alle mani. Osservate i bambini quando fanno uno di quei mostruosi lavoretti inventati dai docenti: usano solo le mani in maniera meccanica. Uniamo le mani allo sguardo, alla testa per educarci alla bellezza. I bambini hanno diritto alla bellezza! Hanno diritto a giocare, a divertirsi con grandi opere, a non essere “usati” dagli insegnanti per mostrare a mamme e papà inutili lavoretti ma ad un’educazione alla pari delle altre discipline. L’insegnante ha il dovere di mettere piede nei musei, nelle gallerie d’arte, nelle piazze, nei palazzi, nelle chiese, nelle moschee, nelle sinagoghe, nei templi.
  6. Boicottare il piffero

    Non diventeremo tutti musicisti ma sicuramente tutti ascolteremo musica. La scuola del piffero non educa ma diseduca all’ascolto musicale. Educa a strimpellare, a suonare per anni “Inno alla gioia”. Il bambino ha diritto a divertirsi con altri strumenti, a conoscerli, ha diritto a saper riconoscere il jazz e il pop, la musica gitana e quella indiana. La musica è un linguaggio da apprendere non un esercizio! E’ dovere dell’insegnante andare a teatro, ai concerti, ascoltare musica!
  7. La matematica della e nella vita

    Quando vai a fare la spesa fai matematica. La fai quando viaggi, quando giochi a calcio, quando cucini. Basta con la matematica labirintica, quella che fa e crea problemi, che mette paura. Il bambino ha diritto ad avere piacere di fare matematica giocando con i numeri, imparando le operazioni con l’esperienza, saltando, correndo, comprando, disegnando, barattando. E’ dovere dell’insegnante fare uno sforzo in più quando i conti non tornano cercando nuovi modi per educare all’amore per la matematica.
  8. Giocare con le parole

    La scuola non deve insegnare a leggere e a scrivere ma ad appassionarsi alla scrittura e alla lettura. La parola è magica: con una o qualche parola puoi cambiare il mondo o la tua vita  (pensate a “I care” – “I have a dream” – “i can” – “Ti amo”), fermare qualcuno che sta facendo qualcosa che non va; inventare una fiaba; descrivere; fotografare come un reporter. I bambini hanno il diritto ad innamorarsi della parola e a giocare con la grammatica, con i verbi. Hanno diritto ad inventare parole, verbi, a liberare la grammatica dalla noia. L’’insegnante ha il dovere di leggere libri e quotidiani!
  9. La scienza si fa, non si legge

    I nostri nonni sono stati i più grandi scienziati. Hanno imparato tutto nell’orto, in cascina, osservando le stagioni, il cielo, attraverso l’esperienza. La scienza è fare e disfare. I bambini hanno il diritto di sapere che un giorno grazie a quello che apprendono potranno guarire qualcuno da una malattia, scoprire nuovi pianeti, aiutare l’ambiente. E’ diritto di ogni bambino sorridere compiaciuto di fronte ad una nuova scoperta. L’insegnante ha il dovere di usare il meno possibile il sussidiario!
  10. Liberare il movimento

    Le gambe son fatte per muoversi, così le mani, le braccia. Abbiamo imprigionato i bambini negli spazi che vogliono i grandi: il banco, il corridoio, l’aula. Li vogliamo in fila due per due, mano nella mano per “incatenarli”. Nell’ora di educazione fisica non vivono la bellezza del movimento del loro corpo ma anche lì fanno esercizi. Il bambino ha diritto ad alzarsi, a temperare la matita al cestino e non seduto al suo banco, ad abbracciare, a correre, a saltare, a sdraiarsi, a riposare, a stare a pancia in su a guardare il cielo o in giù. L’insegnante ha il dovere di lasciare che i bambini possano muovere mani e piedi, non siano prigionieri di un banco. Ha il dovere di giocare con i bambini, di stare tra i bambini, di divertirsi per se stesso!
  11. Virtuale fa rima con reale

    Davanti ad uno schermo puoi sorridere, chattare, emozionarti, ascoltare, piangere, disegnare ma non puoi toccare e gustare. Quando arriva primavera devo uscire dall’aula per sentire la brezza, per toccare i fiori. Il virtuale ha bisogno del reale per farci davvero sorridere. Il bambino ha il diritto a digitare sulla tastiera perché possa essere utile alla vita e non fine a se stesso. L’insegnante ha il dovere di coniugare sempre il virtuale con il reale.

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